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Nelle playlist dei ragazzi dello Sprar

Le colonne sonore dei richiedenti asilo e rifugiati scandiscono le loro giornate tra nostalgia di casa, ricordi dolorosi di viaggio e il desiderio di un futuro senza conflitti. Nell’ambito del…

Le colonne sonore dei richiedenti asilo e rifugiati scandiscono le loro giornate tra nostalgia di casa, ricordi dolorosi di viaggio e il desiderio di un futuro senza conflitti. Nell’ambito del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) i ragazzi trascorrono il tempo tra corsi di lingua, ricerca di lavoro, tentativi di contatti con i familiari. Giovani poco più che ventenni con alle spalle esperienze difficili, ma gli stessi desideri dei loro coetanei che attraverso il linguaggio della musica mi hanno raccontato speranza e desideri.

JANKO JABBIE
Mamadou: “Ciao Janko come stai?”
JJ: “Bene grazie bro!”
M: “Sai già perché sono qui vero?”
JJ: “Sì, mi ricordo dell’intervista”.
M: “Andiamo dritti al punto, chi è il tuo artista preferito?”
JJ: “Jah Cure. Ma il “mio” Jah Cure. Ho scelto lui perché è uno degli artisti migliori al mondo. Quando lo ascolto mi sento felice, sento tante emozioni. La mia canzone preferita è All of me. Ascolto molto della sua musica ma questa è la mia preferita perché ti senti in connessione con te stesso, niente è come vivere insieme in amore e armonia, perché tutti gli esseri umani sono uguali. Il suo messaggio è che bisogna vivere in pace… amore, bro!”.

SALIOU JALLOW
Artista preferito: Rica.
“Rica è il migliore artista della Guinea. A Conakry, la capitale, la mia gente non ascolta la sua musica perché non comprendono quello che dice, ma quando lo capisci comprendi che sta parlando di te nelle sue canzoni”.
Canzone preferita: “Yadu Safari”.
“Letteralmente “colui che viaggia a piedi”. Questa è la mia canzone preferita che ascolto la mattina appena sveglio. Racconta della mia vita, del mio viaggio e continuerei ad ascoltarla ancora e ancora. Ho perso alcuni amici durante il mio viaggio. Questa canzone parla della mia vita”.

SAIKOU
Artista preferito: Richie Spice.
Canzone preferita: “Mother of creation”.
“Ho scelto questa canzone perché mi fa pensare a mia madre, una donna così speciale. Se ci pensi profondamente sai che le madri di tutto il mondo sono speciali, non saprai mai quanto tua madre ti ami! Il giorno che ho lasciato il mio Paese ho lasciato anche mia madre e ho imparato che niente è come la mamma. Il suo amore per te sarà sempre speciale, a distanza o vicino. Il suo amore sarà sempre là per te. Richie canta per tutte le madri, per questo la canzone ha questo titolo!”.

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Dall’inferno della Libia ai barconi verso l’Italia: volete davvero sapere di questo viaggio?

Sono Mamadou, vengo dal Gambia e ho 24 anni. Il mio viaggio è iniziato a maggio. 10 maggio 2013. Ho lasciato il mio Paese alla volta di Senegal, Mali, Burkina…

Sono Mamadou, vengo dal Gambia e ho 24 anni. Il mio viaggio è iniziato a maggio.

10 maggio 2013. Ho lasciato il mio Paese alla volta di Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger, Algeria, Libia e Italia.

Ogni paese che ho attraversato ha costituito una differente esperienza di vita ma il luogo peggiore dove sono stato è in Libia.

15 agosto 2013, Agadez, (Niger). Lascio il Niger. Eravamo 24 persone caricate in un pick-up (Toyota) dove stavamo strettissimi. Ai trafficanti non importa se cadi dalla macchina, non si fermerebbero mai, si comportano come se nulla fosse accaduto. Abbiamo passato 8 giorni nel deserto, senza acqua né cibo, con il sole che picchiava fortissimo.

Dopo 5 giorni nel deserto, ricordo che il trafficante ci disse che andava a cercare l’acqua. Dopo molte ore, non era ancora tornato. Abbiamo aspettato tanto tempo. Ad un certo punto, alcuni di noi hanno iniziato a perdere le speranze. Alcuni dicevano che non sarebbe mai tornato, altri che dovevamo andare noi da lui. Dopo aver realizzato che non sarebbe mai tornato indietro, abbiamo iniziato a camminare in piccoli gruppi, senza una direzione. Dopo pochi passi, abbiamo iniziato a vedere corpi morti nel deserto.

In quel momento ho realizzato che dove ci aveva lasciato il trafficante era un punto di abbandono, di non ritorno.

In una situazione del genere, anche se vuoi aiutare qualcuno non puoi. Devi pensare solo a te stesso. Eravamo partiti con un gruppo di 8 persone… ed eravamo rimasti in 4.  Dopo giorni di cammino in mezzo al nulla, non si sentiva più nessuno proferire parola, nessuno faceva più domande. Il sole picchiava e continuavamo a vagare senza direzione.

Fortunatamente, durante il tragitto abbiamo incontrato qualcuno. Erano soldati libici che controllavano la zona. Siamo stati salvati e portati in un piccolo centro urbano, lontano da Tripoli, la capitale.

Dopo un mese nella cittadina dove eravamo costretti a lavorare, io e un amico siamo riusciti a raggiungere Tripoli, dove sono rimasto per circa un anno e sette mesi. Durante la mia permanenza, andavo a ‘Chat palace’ un posto che può essere paragonato ad una “sala di attesa” dove si spera di essere assegnati a lavori di fortuna. Pulizie, piccoli lavoretti da elettricisti etc.. molte volte non venivamo neanche retribuiti. Dopo questa esperienza, io ed altre 120 persone abbiamo provato a raggiungere le coste libiche per scappare e venire in Italia. La Libia non era più sicura ed io non potevo tornare indietro. Iniziava la seconda guerra civile libica.

Prima di arrivare alla costa però, siamo stati presi dalla polizia libica e portati in carcere, luogo nel quale sono rimasto per circa tre mesi.

Un giorno ci hanno prelevato dal carcere per rimpatriarci a Sabha, città a sud del paese (la città del ‘rimpatrio’). A Sabha puoi incontrare gli asma boys, ragazzini armati che si divertono a sparare. È uno dei posti più pericolosi della Libia. La polizia libica scortava i tre autobus dove eravamo stati stipati.

Appena la polizia ha girato l’angolo e non ha ci ha seguito più, sono riuscito a scappare lanciandomi dal finestrino. Non sapevo dove fossi, in quale direzione andare. Ad un certo punto ho visto un ragazzo africano e gli ho chiesto di farmi fare una chiamata dal suo cellulare. Ho chiamato un amico a Tripoli e lui ed un suo amico libico sono venuti a prendermi. Sono tornato a vivere a Tripoli dove sono rimasto ancora un mese.

Il Paese però era ancora in preda alla guerra civile, la situazione era peggiorata. Non potevo più stare lì. Così sono andato a vivere a Zuwarah, da dove mi sono imbarcato per l’Italia.

 

Mamadou Baldeh

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Ius Soli: dal duemilacredici al 2018

Facciamo un gioco: chiudete per un attimo gli occhi e immaginate con me visivamente le scene che tempestano i talk show, i social e tutte le piattaforme che veicolano ogni giorno…

Facciamo un gioco: chiudete per un attimo gli occhi e immaginate con me visivamente le scene che tempestano i talk show, i social e tutte le piattaforme che veicolano ogni giorno un mare di boiate.

Immaginate: un esodo di donne incinte pronte a sbarcare sulle coste italiane, partite perché hanno saputo che dal duemilaCREDICI è stata approvata la riforma sulla cittadinanza.
Oppure immaginate con me, Omar che ottiene la cittadinanza tramite lo Ius Soli e in automatico acquista un punteggio per accedere al girone dei radicalizzati. Eh sì, perché è un dato di fatto!

“Gli attentati di Bruxelles e in Francia sono stati fatti da “seconde generazioni”, che avevano la cittadinanza”.
Come se fosse superfluo dire che erano ragazzi che non si riconoscevano nel paese dove sono nati, che alcuni avevano un passato di tossicodipendenza e soprattutto figli di un processo di (de)integrazione.

Immaginate: se nel duemilaCREDICI fosse approvata la legge della cittadinanza, un milione di persone, perlopiù ragazzi, diventerebbe elettorato attivo. Chi ne gioverebbe?
Un passo indietro, se una persona lotta per il riconoscimento di un diritto esce dalla logica propagandistica che vuole commercializzare i diritti come se fossero delle merci per alimentare simpatie e antipatie.
Sicuramente, inutile dire che insultare o usare i tuoi potenziali futuri elettori non è una tattica intelligente.

DISCLAIMER : Se il discorso non fila e genera intolleranza perché pensate che la riforma della cittadinanza porterà a :

  1. Esodo di donne incinte, pronte a parcheggiare i figli in Italia;
  2. Promozione del radicalismo;
  3. 1 000 000 di persone di futuri elettori, che votano sinistra.

abbandonate questa pagina o vi sfido a continuare a leggere con l’intenzione di stimolare un confronto di idee.

Entriamo nel merito della riforma, perché se il problema sono i luoghi comuni che delineano scenari goffi che però viaggiano nei binari della paura, bisogna chiarire la situazione.

Attualmente, la riforma in vigore prevede l’acquisizione della cittadinanza tramite:

– IUS SANGUINIS (“diritto di sangue”): La cittadinanza si eredita nel caso in cui almeno uno dei due genitori o entrambi siano italiano per trasmissione diretta.

La proposta di legge attuale chiamata “Ius soli condizionato”, prevede due modalità di acquisizione della cittadinanza :

Lo Ius soli temperato, che prevede l’attribuzione diretta della cittadinanza italiana ad un bambino nato in Italia se il genitore risiede in Italia da almeno 5 anni e proviene dall’Unione Europea, con permesso di soggiorno permanente .
Mentre, se il genitore proviene da un paese non europeo c’è un vincolo legato al reddito che deve essere superiore all’assegno sociale (almeno 5824,91 Euro), avere un alloggio idoneo secondo la legge e affrontare un test di conoscenza della lingua italiana e avere un permesso di soggiorno di lungo periodo.

Lo Ius Culturae , questa modalità di acquisizione della cittadinanza è legata al completamento di un percorso di studio.

Nel caso in cui il minore nato in Italia o arrivato in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età frequenta un ciclo scolastico di almeno 5 anni in Italia, ha diritto di acquisire la cittadinanza.

Ci sono dei vincoli che non permetterebbero di far acquisire la cittadinanza a chiunque, come spesso si fa intendere.
Non si tratta infatti di un Ius soli “puro” come quello vigente negli Stati Uniti, ma di un processo di acquisizione di cittadinanza con dei parametri precisi.

Se sei arrivato fino a qui, dovremmo essere riusciti a fare un passo in avanti: è l’utopia che diventa realtà. Siamo pronti ad abbandonare l’anno duemilaCREDICI e aprire la porta ad un diritto di cittadinanza inclusivo nel 2018?

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